Il pranzo in famiglia

Battaglie emotive. Palle di cannone su tutto quello che credevi di sapere. Segnati come giorni neri sul calendario. State all’erta. Si fanno spazio durante le festività i pranzi in famiglia. 6 interminabili e untissime portate, in cui la tua vita viene analizzata nei suoi errori passati, presenti e futuri. Questi terrificanti meeting iniziano la mattina e si protraggono fino all’ora dell’aperitivo in un continuum alcolico senza precedenti. Grandi protagonisti baccalà in umido e i resoconti sui tuoi fallimenti. All’immenso tavolo si fanno spazio 3 generazioni. Parenti fino al terzo grado che non si vedono in nessun’altro momento dell’anno, nonni padroni, padri Berlusconiani e zie con il rossetto sui denti. Tutti con rispettivo consorte coordinato. Agghindati nel loro abito domenicale,  pronti a proporre la migliore versione di loro stessi. Le domande che ti vengono poste sono come quei colpi sparati per farti parlare, ma senza ammazzarti. Una sequenza di pallottole emotive selezionate con attento brainstorming intitolato: “Piangere”. La discussione che accompagna gli antipasti è lenta e generalista. Un riscaldamento vago, oscillante, che tocca varie tematiche da clichè: Tasse (tra i preferiti del momento), nuove macchine, mercato immobiliare. Altre Tasse. Si avanza omertosi con un prosecco di compagnia e burrose indistinguibili tartine.  Ai tortellini in brodo la situazione si fa più calda. Le domande mirate.  I dati analizzati, sensibili. Il tasso alcolico già inadatto alla guida. All’arrosto con patate suona la campanella. Tutti sono sul ring. Le carte sono in tavola, il vino nel decanter è finito e ormai si beve quello arrogante del cartoccio. Parlano uno alla volta, seriali, metodici. “Allora come va sul fronte sentimentale?”. All’udire della parola “fronte” ti viene subito in mente che il velato, e probabilmente involontario, paragone con la guerra è perfettamente appropriato. Pensi. Respiri. Butti giù un sorso di vino. “Sono single”. A seguire sguardi penosi e silenziosamente gioiosi, che ti fanno subito sentire un’ accattona nel mondo dei sentimenti. A maledirti per non aver portato al pranzo un finto fidanzato emo, vegano, sociopatico e disoccupato che in un colpo solo avrebbe fatto passare a tutti la voglia di  domandarti se sei ancora single. Arriva il dolce, la portata migliore. I più deboli sono già sul divano, a leccarsi le ferite emotive davanti alla versione integrale di Via col vento. Le spade sono sguainate. Le domande sono diventate prima retoriche, poi si sono trasformate in affermazioni e ora sono finalmente accuse. Se prima ti veniva domandato l’andamento della tua vita amorosa, ora viene stilato un impietoso elenco di motivi per cui rimarrai sola. Si arriva al caffè mutilati di sogni e certezze. Breve interludio sul fatto che i veri intenditori lo bevono amaro. La tavola si divide in  merito a questo originalissimo argomento. Si sprecano i commenti vacui,  anche da parte dalla cugina obesa che decide di portare avanti un’incoerente battaglia contro lo zucchero raffinato. Giunge quindi l’agognato momento dell’ammazzacaffè. Una serie di Amari a nastro che ti lasciano inerme a tentare di capire se l’alternativa migliore sia l’omicidio o il suicidio. È finita. Siamo entrati in quella casa la mattina e se ne esce con il buio. Tutti gli scheletri hanno ballato e finalmente tornano sfiniti nei loro armadi, ad azzuffarsi silenziosamente con la nostra coscienza, almeno fino alla prossima riunione di famiglia.

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3 thoughts on “Il pranzo in famiglia

  1. A maledirti per non aver portato al pranzo un finto fidanzato emo, vegano, sociopatico e disoccupato che in un colpo solo avrebbe fatto passare a tutti la voglia di domandarti se sei ancora single. MUOIO

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  2. ho provato a scegliere una frase da riportare come “preferita” ma mi sono trovata in difficoltà, questo articolo è tragicomico. E’ reale. A mio parere il migiore per ora.
    Alla fine ho optato per questa ” Tutti gli scheletri hanno ballato e finalmente tornano sfiniti nei loro armadi, ad azzuffarsi silenziosamente con la nostra coscienza, almeno fino alla prossima riunione di famiglia.”

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