Regali di Natale

Regali di Natale. È molto importante  iniziare sfatando un mito: la busta con i soldi non è volgare. Il completino intimo da “sport” si, è estremamente cafone e il set da 3 mutande XL, così ci stai comoda, pure. È poco apprezzata anche la maglia 80% acrilica, 15 % viscosa e 5% cashmere, regalata dalla zia che ti guarda e ammicca:- cashmere eh- -EH?- La lana cotta. Borsa di lana cotta. Cappello di lana cotta. Portafoglio di lana cotta. Porta i-pad. Collane di lana cotta. Collana, tutta fatta di palline di lana cotta. Braccialetti e soprammobili di lana cotta. Un climax ascendente di bruttura inconcepibile in lana cotta, acquistata, spero, alle 19.25 del 24 dicembre, risposta gravemente sbagliata alla domanda “E ora a lei cosa prendiamo?” Niente. Non le prendiamo niente. Facciamo finta di aver lasciato il regalo a casa.  I regali per le donne adulte sono probabilmente i peggiori, forse perché mostrano una prospettiva futura apparentemente senza scampo, dove è certo che il tuo desiderio per natale sia un tostapane. O un bollitore di design. Lei si è sforzata ed è andata a cercare una bottiglia pregiata o un’apprezzabile cravatta di seta e ora è costretta a fare una bella faccia davanti al tostapane. Che poi il natale è a fine anno, fine della vita, è freddo, ci sono tutti i bicchieri da lavare a mano e ora il tostapane, a riassumere quel che rimane dei tuoi sogni. Pensiero apocalittico/malinconico tipicamente natalizio. I regali Jolly sono forse i migliori, perché non si nascondono. Palesemente orribili e del tutto impersonali. Set di asciugamani microscopici con ricami di uccellini, che rimarranno per sempre nell’involucro di plastica con cui sono stati confezionati. Dosatore di sapone decorato, con portasaponetta coordinata. E dulcis in fundo, calzini sportivi unisex. In questa tipologia di regali si salvano in corner bagnoschiuma vari e sciarpette nere. Il primato dei regali più divertenti se lo aggiudicano invece tutti quelli di dubbia utilità: cuscinetto per vasca da bagno con ventose, sempre meglio assicurarsi che il destinatario sia provvisto di vasca da bagno; cornice di dubbio gusto, venduta con la foto di George Clooney dentro, che non capisci se il regalo è la cornice o la foto di George. Poche le probabilità che la foto in questione venga in futuro sostituita, la cornice rimarrà in giro per la casa, sotto gli occhi di tutti, pronta a suscitare l’annosa domanda: perché George Clooney?- a chi venisse posta consiglio di rispondere:- perché in realtà io e lui, stiamo insieme- è quello che vorrebbero sentirsi dire. L’aspetto che aggrava la cerimonia dei regali è la sua teatralità. I regali vengono aperti davanti a quante più persone possibile, tutte pronte a reagire davanti al compendio materiale delle tue finanze. Nessuno esce illeso da questa sottintesa dichiarazione dei redditi, se il regalo è misero sei un pezzente, se il regalo è grande sei un cafone, tanto perché a Natale siamo tutti più buoni.

 

 

 

 

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Il pranzo in famiglia

Battaglie emotive. Palle di cannone su tutto quello che credevi di sapere. Segnati come giorni neri sul calendario. State all’erta. Si fanno spazio durante le festività i pranzi in famiglia. 6 interminabili e untissime portate, in cui la tua vita viene analizzata nei suoi errori passati, presenti e futuri. Questi terrificanti meeting iniziano la mattina e si protraggono fino all’ora dell’aperitivo in un continuum alcolico senza precedenti. Grandi protagonisti baccalà in umido e i resoconti sui tuoi fallimenti. All’immenso tavolo si fanno spazio 3 generazioni. Parenti fino al terzo grado che non si vedono in nessun’altro momento dell’anno, nonni padroni, padri Berlusconiani e zie con il rossetto sui denti. Tutti con rispettivo consorte coordinato. Agghindati nel loro abito domenicale,  pronti a proporre la migliore versione di loro stessi. Le domande che ti vengono poste sono come quei colpi sparati per farti parlare, ma senza ammazzarti. Una sequenza di pallottole emotive selezionate con attento brainstorming intitolato: “Piangere”. La discussione che accompagna gli antipasti è lenta e generalista. Un riscaldamento vago, oscillante, che tocca varie tematiche da clichè: Tasse (tra i preferiti del momento), nuove macchine, mercato immobiliare. Altre Tasse. Si avanza omertosi con un prosecco di compagnia e burrose indistinguibili tartine.  Ai tortellini in brodo la situazione si fa più calda. Le domande mirate.  I dati analizzati, sensibili. Il tasso alcolico già inadatto alla guida. All’arrosto con patate suona la campanella. Tutti sono sul ring. Le carte sono in tavola, il vino nel decanter è finito e ormai si beve quello arrogante del cartoccio. Parlano uno alla volta, seriali, metodici. “Allora come va sul fronte sentimentale?”. All’udire della parola “fronte” ti viene subito in mente che il velato, e probabilmente involontario, paragone con la guerra è perfettamente appropriato. Pensi. Respiri. Butti giù un sorso di vino. “Sono single”. A seguire sguardi penosi e silenziosamente gioiosi, che ti fanno subito sentire un’ accattona nel mondo dei sentimenti. A maledirti per non aver portato al pranzo un finto fidanzato emo, vegano, sociopatico e disoccupato che in un colpo solo avrebbe fatto passare a tutti la voglia di  domandarti se sei ancora single. Arriva il dolce, la portata migliore. I più deboli sono già sul divano, a leccarsi le ferite emotive davanti alla versione integrale di Via col vento. Le spade sono sguainate. Le domande sono diventate prima retoriche, poi si sono trasformate in affermazioni e ora sono finalmente accuse. Se prima ti veniva domandato l’andamento della tua vita amorosa, ora viene stilato un impietoso elenco di motivi per cui rimarrai sola. Si arriva al caffè mutilati di sogni e certezze. Breve interludio sul fatto che i veri intenditori lo bevono amaro. La tavola si divide in  merito a questo originalissimo argomento. Si sprecano i commenti vacui,  anche da parte dalla cugina obesa che decide di portare avanti un’incoerente battaglia contro lo zucchero raffinato. Giunge quindi l’agognato momento dell’ammazzacaffè. Una serie di Amari a nastro che ti lasciano inerme a tentare di capire se l’alternativa migliore sia l’omicidio o il suicidio. È finita. Siamo entrati in quella casa la mattina e se ne esce con il buio. Tutti gli scheletri hanno ballato e finalmente tornano sfiniti nei loro armadi, ad azzuffarsi silenziosamente con la nostra coscienza, almeno fino alla prossima riunione di famiglia.

La Palestra

Puoi fiutare i suoi passi. Ti arriva alle spalle quel momento maledetto. La soluzione è arrendersi all’imboscata della vita e andare in palestra.  La palestra è un luogo di culto estremamente eterogeneo, frequentato da individui di qualsiasi tipo e soprattutto forma. In palestra la mantenuta con il completino intonato alle scarpe,  può ritrovarsi a tonificare i mini bicipiti accanto all’avanzo di galera. Nel sopracitato tempio del benessere ci si reca per i motivi più disparati: cura del corpo, dello spirito, sensi di colpa, voglia di incontri, una specie di India ma con l’acqua corrente. Incubo di tanti ma anche casa di molti. La palestra infatti può essere affrontata in due principali misure: a frequenza molto costante, o più sporadica. Gli individui del primo gruppo in questione hanno una simbolica residenza altrove, ma non si spostano mai troppo dalla sala attrezzi, onde evitare che la loro cavigliera suoni e un che un trainer venga rimetterli al loro posto, tra le panche. I secondi, hanno acquistato l’abbonamento annuale un lunedì di settembre, in preda a uno slancio salutare, si sono poi presentati in altre 3 simboliche date:  S.Stefano, 2 gennaio e un giorno a loro piacimento tra il 25 aprile e il 1 maggio. Nel gruppo dei primi, la quota di maggioranza è rappresentata dalle Milf. Nuova amata categoria sociale, apprezzatissima ovunque, soprattutto nell’industria del porno. Madri in crisi di mezza età, alla ricerca di giovani rampanti (molto giovani, molto rampanti),  pronti a cimentarsi in intensi workshop sessuali. Queste signore sono generalmente maritate con portafoglio azioni, attribuibile a individuo stempiato con ottimo fiuto per gli affari e poco tempo libero. Madri di 5 figli. Pance d’amianto e bicipiti d’acciaio. L’unica cosa che temono al mondo è il metal detector dell’aeroporto. L’x-file sulla loro età ha sentito scommettitori muoversi lungo una time-line di 20 anni almeno. Presidiano con accanimento le prime file di ogni corso che promette l’eliminazione di almeno 500 calorie:  allenamenti  simili a test di sopravvivenza dai quali la popolazione striscia via esanime, ma non le signore in questione, no, loro si tamponano la fronte, abbaccano i cadaveri e vanno a fare spinning. Nel poco tempo che passano a casa si riposano in impalcature refrigerate, simili alla tuta di  Swarzenegher quando fece Freezer nel Batman di Joel Schumacher. Nel gruppo dei frequentatori sporadici, sono invece presenti in gran numero, intellettuali, progressisti e fumatori che si svegliano una mattina saturi di cibo, alcol e film di Woody Allen, decisi a dare una svolta alla loro vita. Si recano quindi in palestra, muniti dell’entusiasmo con cui la mattina si apre la porta di casa a un funzionario equitalia. Si aggirano per la sala spaesati e offesi per circa 45 minuti, 30 dei quali impiegati per fare stretching sdraiati. Nel tempio del benessere  tutti questi individui sono guidati da marmorei personal trainer, sciamani, capi di preghiera. Per giudicare questi ascetici leader bisogna ricordarsi che il loro livello di tonicità è proporzionale al livello di difficoltà dei corsi che propongono, spesso circuiti militari che ti fanno sudare anche le tossine di quelli furbi che son rimasti a casa. Con le migliori intenzioni gli individui si recano in palestra, pronti a intraprendere la strada per la tonicità, sicuri che i passi più duri in questo cambiamento siano consapevolezza, accettazione e ricerca di soluzione. Errore. I passi più duri sono quelli mossi a percentuale di pendenza appenninica, verso il nulla, con Katy Perry  nelle orecchie che canta Roar.